I nuovi padri in separazione e mediazione

Negli ultimi decenni il modo di vivere la paternità ha subito numerosi cambiamenti sul piano sociale e giuridico, tanto da giustificare la creazione della categorizzazione di nuovi padri. Secondo diversi autori (Ferraris, 2021; Belletti 2021) l’origine di questo processo di evoluzione risale alla fine degli anni Sessanta ed è da attribuire alla denuncia dell’autoritarismo rappresentato per eccellenza dal pater familias.

Questi anni hanno contribuito ad una destrutturazione della figura paterna, e a continui sforzi di rinnovamento di tale ruolo: è stata messa in discussione la necessità dell’autorità del padre, che viene in alcuni casi rovesciata portando alla creazione del cosiddetto padre-amico. Inoltre viene sempre più rifiutata la divisione dei compiti che affidava al padre le funzioni normative e alla madre quelle di cura.

“Via via che i costumi e le leggi si fanno più democratici, i rapporti tra padre e figlio divengono più intimi e distesi” (Tocqueville, 1968).

Questo processo porta negli anni Novanta ad un profondo cambiamento delle identità genitoriali: si è iniziato infatti a parlare di maternalizzazione del padre e paternalizzazione della madre fino all’utilizzo dell’espressione mammi. L’utilizzo di quest’ultimo termine risulta però inappropriato e controproducente: la direzione verso cui ci si sta dirigendo è la fusione di tali ruoli senza distinzione delle funzioni genitoriali in base al sesso.

Dal modello patriarcale al post-patriarcale

Dagli anni Sessanta in poi il modello tradizionale dell’autoritarismo del padre non è stato più accettato e si è delineata lentamente una nuova figura paterna definita post patriarcale. Tuttavia, come sottolineato da Murgia e Poggio nel 2011, alla trasformazione del modello patriarcale in crisi non esiste una risposta unica ma piuttosto una pluralità di opzioni talvolta tra loro contrastanti.  Seguendo questo percorso Spallaci, nel 2019, ha stilato la classificazione di quattro nuove figure del padre, nate in risposta al modello patriarcale:

  • il padre rivendicativo, ovvero quello più vicino al modello patriarcale che non reputa sua responsabilità la gestione del ménage famigliare e della cura dei figli
  • il padre breadwinner (letteralmente “colui che porta il pane a casa”, indica il capofamiglia che si occupa del sostentamento familiare), convinto che il suo unico compito sia quello di assicurare il benessere economico del figlio
  • il padre in trasformazione, secondo cui il modello tradizionale va riformulato a partire dalle esigenze della partner, ma al contempo vive la nuova situazione come imposta e si sente disorientato
  • il padre post-trasformazione, che si pone in contrapposizione con il modello proposto dai propri padri e cerca di costruire un miglior rapporto con i figli, sia da un punto di vista affettivo che materiale

Funzione paterna e funzione materna

Per molto tempo le funzioni che un padre e una madre dovevano svolgere all’interno della famiglia erano socialmente assegnate e raramente ci si allontanava dal copione prestabilito. La distinzione dei ruoli è evidente: al padre spetta il compito di vigilare sulla famiglia, di esserne il responsabile, cioè colui che risponde per loro. Non è un caso che fino pochi giorni fa in Italia ai figli era automaticamente attribuito il cognome del padre. La madre ha invece il compito di cura della famiglia e di accudimento dei bisogni fisici ed emotivi dei figli.

Pearson definiva tali funzioni genitoriali come complementari. Descrive i genitori come camerati con ruoli differenziati nei confronti dei figli: lei impegnata in famiglia e nella cura della prole mentre lui nel lavoro e nella società; leader espressiva lei e leader strumentale lui (Ferraris, 2021).

Nel tempo, studi per lo più psicologici hanno introdotto l’idea che l’autorità possa essere esercitata anche dalla madre, così come l’affettività dal padre. È avvenuto dunque un cambio di rotta e se prima si cercava di differenziare i ruoli adesso si va verso una co-genitorialità rafforzata dalla presenza di famiglie omosessuali o arcobaleno con due madri o due padri, nelle quali non è il genere a determinare la funzione genitoriali da assolvere. Secondo le teorie gender, non ha più senso parlare di padre o madre ma bisognerebbe parlare di genitori.

I Nuovi padri

Negli anni definiti da alcuni studiosi come l’epoca dell’Io anche i genitori si mettono al primo posto, ignorando quelle che storicamente sono state le convenzioni sociali e spostandosi verso scelte che si traducono in frasi del tipo “voglio stare più con mio figlio e lavorare di meno perché mi piace, perché io per primo ne godo, perché io voglio essere diverso” (Belletti 2021).  Sono inoltre sempre più frequenti esperienze positive di padri capaci di gioco, di cura e accudimento e che non si caratterizzano più per la loro autorità, ma per essere dialogici e affettivi.

È interessante notare, inoltre, come negli ultimi anni si è assistito alla creazione di associazioni e iniziative che uniscono i padri in esperienze di riflessione e dialogo sulla genitorialità. Spesso, infatti, a seguito dell’evento separativo i padri vivono situazioni complesse segnate da un allontanamento doloroso dai figli. Nelle crisi familiari è di norma il padre a dover abbandonare la casa familiare, perdendo così una parte importante della quotidianità dei propri cari. Alcune di queste associazioni sono riunite nella rete “Il Giardino dei Padri”, nata nel 2016 con lo scopo di promuovere cambiamenti positivi verso un nuovo modello di paternità coinvolta, definita engaged fatherhood.

Congedo genitoriale

Secondo Annina Lubbock, sociologa che lavora nel campo della parità di genere, bisogna lavorare affinché diventi una verità scontata il fatto che le cure e la presenza del padre sono egualmente importanti a quelle della madre nello sviluppo del bambino. Inoltre, senza condivisione e cure del lavoro domestico non potrà esserci parità di genere. Quella della parità nelle funzioni di cura è dunque un diritto e un dovere che deve essere tutelato. A questo scopo è nata la campagna PLENT, a cui aderisce anche Il Giardino dei Padri, che si impegna a far adottare all’interno delle legislazioni nazionali una riforma che non preveda più differenze tra congedo di paternità e di maternità.

Un intervento normativo di tale portata comporterebbe, oltre ad una serie di effetti pratici, anche un’estinzione del modello ancora troppo diffuso di madre caregiver e padre breadwinner. Seppur ancora lontani dal traguardo, in Italia stiamo assistendo ad un lento ma costante progresso in merito al congedo di paternità: sono andati aumentando fino ad arrivare nel 2021 a dieci giorni obbligatori e un giorno facoltativo spendibili tra i due mesi precedenti e i cinque successivi al parto (Quilici, 2021).

Nei Paesi del Nord un padre che non prende il congedo parentale e non sta a casa con la famiglia è considerato un cattivo papà. Nei Paesi del Sud un uomo che prende un congedo di paternità è considerato un cattivo lavoratore (Edite Estrela, europarlamentare portoghese)

Affido condiviso

Affinché venga tutelato il diritto di parità nella cura dei figli, un altro punto su cui è necessario soffermarsi è il rispetto del principio, ormai recepito dalla giurisprudenza italiana, della bigenitorialità, che è anche l’aspetto che riguarda maggiormente chi si trova a svolgere l’attività di mediatore familiare. Il vecchio regime giuridico si basava principalmente sull’utilizzo dell’affidamento monogenitoriale accanto al quale veniva previsto, solo in caso di situazioni eccezionali, un affidamento alternato o l’affidamento congiunto.

A seguito del decreto ministeriale del 19 ottobre 2016 il tribunale di Milano ha espressamente negato la rilevanza giuridica della maternal preference, precisando che unico criterio nell’affidamento del minore è quello del supremo interesse del minore stesso. Con la nuova disciplina in materia di affidamento condiviso ora prevale il principio della bigenitorialità e quindi la regola che il minore viva, cresca e sia educato da entrambi i genitori.

Dunque, al contrario di quanto accadeva in passato, oggi il giudice non dovrà più motivare perché decida di discostarsi da un affidamento monogenitoriale ma, al contrario, perché scelga di discostarsi da uno condiviso.

Nella stanza di Mediazione

Il costrutto di famiglia non è unico e immutabile ma cambia insieme all’evoluzione della società. Per questo motivo il mediatore familiare deve essere aggiornato su tali delicati mutamenti e pronto ad adattarsi ai nuovi modelli familiari che si presentano nel tempo. Nella stanza di mediazione è importante essere rispettosi del nuovo ruolo paterno.

Bisogna tenere presente che i padri, che nel passato si sentivano più impreparati e meno fiduciosi nello svolgere in modo attivo ruoli paritari a quelli materni, ad oggi sono sempre più protagonisti, e sono spesso loro stessi a pretendere una maggior considerazione del loro ruolo di cura dei figli. Inoltre, è importante tenere in considerazione che padri e figli hanno maggiori scambi affettivi ed emozionali rispetto a quanto accadeva negli anni precedenti (Chiarolanza, 2007).

Un’altra funzione che può avere la mediazione familiare in questo campo è quella di cercare, laddove la relazione lo consenta, di promuovere i diritti e doveri del padre a partire dall’affidamento condiviso. D’altronde non sempre basta una legge per garantire una piena collaborazione genitoriale; i padri stessi sono, a volte, impreparati a recepire la portata del cambiamento introdotto con legge 54/2006 sull’Affidamento Condiviso e stentano a riconoscersi in alcune funzioni genitoriali.

Conclusioni

Il modo di vivere la paternità è profondamente mutato negli anni e oggi ci troviamo di fronte a nuovi padri che non solo sono in grado di svolgere le funzioni di cura dei figli, ma lo vogliono fortemente. Funzioni materne e funzioni paterne sono concetti che vanno via via scomparendo, lasciando spazio a una sempre più piena co-genitorialità.

Questi concetti sono stati assimilati all’interno della pratica della mediazione familiare, in particolar modo attraverso il principio della bigenitorialità che sottolinea l’importanza per i figli di avere un rapporto sano e continuativo con entrambi i genitori.


Autrice: Silvia Riga (Psicologa e Mediatrice familiare). Email: silviariga@gmail.com

(tratto da: NUOVI PADRI IN MEDIAZIONE FAMILIARE. Tesi Master Mediazione familiare e gestione dei conflitti, 2022)

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Bibliografia

  • Chiarolanza, C. (2007). Relazioni affettive. I sentimenti nel conflitto e nella relazione. Mulino
  • D’Amato M. (2021). Paternità: nuovi padri in bilico tra alleanza e complicità. Armando Editore.
  • Grassi, E. (2021). Genitori separati e app: quando la tecnologia diviene mediatore familiare. In Paternità: nuovi padri in bilico tra alleanza e complicità (pp. 81-88). Armando Editore
  • Murgia, A. & Poggio, B. (2011) Padri che cambiano. Sguardi interdisciplinari sulla paternità contemporanea tra rappresentazioni e pratiche quotidiane. Edizioni ETS
  • Oliveiro Ferraris, A. & Togni, M. (2005). Genitori e figli una questione di stile. Psicologia Contemporanea. 191, 28-37.
  • Quilici, M. (2010). La  storia della paternità. Fazi.
  • Spallacci, A. (2019). Maschi in bilico. Uomini italiani dalla Ricostruzione all’era digitale. Mimesis

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