Il corpo dei bambini

Corpi bambini – Sprechi d’infanzia è il secco titolo di uno scioccante ed esaustivo documentario che linka al celebrato Il corpo delle donne di Lorella Zanardo, ripercorrendo con una sapiente scelta di immagini la storia dell’infanzia nelle varie epoche e culture, dai diritti negati alla forzata adultizzazione dei bambini avviati al lavoro, fino alle follie tutte occidentali di ragazzini privati dello spazio del desiderio, ai cui corpi si richiedono inadeguate performance. Autrici Mariagrazia Contini e Silvia Demozzi del dipartimento di Scienze dell’educazione dell’Università Alma Mater di Bologna.

CORPI BAMBINI – Sprechi d’infanzia from Maxman Coop. on Vimeo.

Nicola Boccola – 26 marzo 2014

Resta aggiornato: iscriviti alla nostra newsletter

3 Comments on “Il corpo dei bambini”

  1. Alina Yukhymenko (studentessa universitaria - scienze dell'educazione e della formazione) ha detto:

    Contini M., Demozzi S. (a cura di), Corpi bambini. Sprechi di infanzie, Franco Angeli, I Riflettori, Milano 2016, pp.170.

    C’era una volta un video…ora c’è un libro! Sì, un testo inserito all’interno della collana i Riflettori che si propone di ‘‘far luce’’, proprio come un riflettore, su alcuni fenomeni sociali contemporanei relativi all’infanzia. Un libro con lo stesso titolo e le stesse tematiche del documentario, affrontate da delle pedagogiste ed esperti con un approccio, stile e linguaggio comprensibile a molti, senza troppi termini specifici della disciplina. La ‘‘sceneggiatura’’ di questo libro nasce proprio da un video-documentario, realizzato due anni fa, con lo scopo di denunciare l’adultizzazione dei bambini, quale sintomo di incuria nei loro confronti, cercando di raggiungere più interlocutori di quelli che solitamente leggono i libri di pedagogia, per avere uno strumento fruibile da molti e poter riflettere su molte tematiche specifiche, e tuttavia urgenti, della quotidianità (spettacolarizzazione, sessualizzazione, sfruttamento, pedofilia, malattia, obesità…). Pertanto, il testo si rivolge non soltanto ai professionisti dell’educazione – educatori, insegnanti, esperti dei processi formativi, pedagogisti e operatori sociali – o a chi si trova in un determinato periodo della sua vita a svolgere il ruolo dell’educatore – genitori, nonni – ma alle persone di tutte le età, giovani e meno giovani, che non rinunciano al diritto dell’autoformazione. Tutto ha avuto inizio con una ricerca sui temi della cura educativa all’infanzia, condotta per sei anni, a partire dal 2003, insieme a un gruppo multidisciplinare, attraverso una serie di foucus group ‘‘da Parigi a Caltagirone’’ con educatori, insegnanti, dirigenti, pedagogisti e genitori. Il tentativo è quello di offrire una lettura della realtà chiara e mirata, al fine di far emergere un quadro sincero sulla condizione dell’infanzia nella nostra società e richiamare alla responsabilità educativa e sociale di tutelare e rispettare i diritti dei bambini, primo fra tutti quello di avere un’infanzia. Il libro, così come il video, continua a proporsi con i tratti di una denuncia. Avere a cuore l’infanzia non è una questione esclusivamente privata che riguarda famiglie e pedagogisti, ma assumersi l’impegno etico della cura all’infanzia riguarda l’intera comunità. Questo volume collettaneo, raccoglie i contributi di sei eminenti studiose che, nei loro scorrevoli saggi, affrontano un’emergenza attuale, fornendo al lettore la possibilità di costruirsi un personale punto di vista sullo ‘‘stato delle cose’’ ed offrendo buone pratiche e speranza. Uno sguardo differenziato concorre a dare al volume una ricchezza di spunti, mantenendo coerenza di contenuti pur nella pluralità degli approcci.
    Il volume si apre con il saggio di Mariagrazia Contini, curatrice del libro insieme a Silvia Demozzi. Contini è una docente di pedagogia all’università di Bologna e tra i suoi temi di ricerca più recenti, sul versante della Pedagogia dell’infanzia e delle famiglie, figurano quelli inerenti le condizioni delle infanzie nei nostri contesti culturali, con particolare attenzione al tema dell’adultizzazione. Non a caso fa parte del Consiglio di Direzione della “Rivista italiana di Educazione Familiare” ed è responsabile scientifico del Centro di Ricerca Educativa su Infanzie e Famiglie (CREIF) del Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna. Nel volume ci propone una sua riflessione sui bambini e bambine che parte da lontano, quando l’infanzia ancora non c’era nella nostra storia e nella nostra cultura, perchè ancora non era nè riconosciuta nè considerata come condizione esistenziale: con le sue caratteristiche specifiche. Tale riconoscimento è mancato producendo violenza e la diffusione della pedagogia nera. L’infanticidio, l’abbandono e lo sfruttamento del lavoro infantile erano all’ordine del giorno. Oggi, le condizioni socio-culturali sono profondamente modificate e sono stati raggiunti dei traguardi legislativi in merito ai diritti dei più piccoli. Nonostante ciò, gli adulti, continuano ad esprimere la loro fatica a prendersi cura e a salvaguardare l’infanzia, poichè impegnati a privilegiare il profitto, il successo e il potere, e di conseguenza, molti bambini, non sono lasciati liberi di giocare. Si può parlare di un vero e proprio furto dell’infanzia! Ce ne sono alcuni che si trovano a crescere più in fretta degli altri, perché vengono responsabilizzati prima del tempo. Sono quei bambini che conoscono obblighi, ansie, ritmi sostenuti, agonismo e tutte quelle cose che dovrebbero essere prerogative del mondo adulto. Appartengono alla moda, allo spettacolo o allo sport, alla stessa stregua dei grandi, e come loro devono emergere e anche portare i soldi a casa. Sono a tutti gli effetti dei lavoratori e spesso quello che si trovano a fare ricalca un’ambizione dei genitori. Quest’ultimi sono troppo spesso deboli, inadeguati nell’esercitare il loro ruolo. Il rischio che si corre è cancellare il sentimento dell’infanzia di cui parlava Ariès. Essere autoritari, con soggetti deboli come i bambini, è molto facile; al contrario, tendere all’autorevolezza che salvaguardi il rispetto e la cura nei loro confronti è un percorso difficile. Non si nasce genitori, ma si è biologicamente predisposti a diventarlo (M.Corsi). A partire dai genitori di cui disponiamo dipende l’identità affettiva e sessuale che avremo. Percui, Contini sostiene che l’educazione ad amare, a costruire rapporti di coppia e di genitorialità improntati alla cura, al rispetto, alla solidarietà, dovrebbe iniziare molto presto e ci dà dei consigli pratici su come farlo. Inoltre, occorre una riforma del pensiero di cui parla Morin, un profondo cambiamento culturale che renda possibile cambiare la gerarchia dei valori, affinchè al primo posto figurino la cura, la gratuità, il rispetto e la solidarietà. Bisogna acquisire uno sguardo ecologico ed eticamente responsabile, rivolto al futuro e alle generazioni che lo abiteranno.
    Il volume prosegue con il contributo di Silvia Demozzi. Anche lei è un membro del comitato scientifico del CREIF e ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna. E’ studiosa di Pedagogia dell’Infanzia con particolare interesse al tema della tutela e salvaguardia dei diritti dell’infanzia e ai rischi connessi al fenomeno dell’adultizzazione. Non a caso va ricordata la monografia da lei pubblicata, intitolata “L’infanzia inattuale. Perché le bambine e i bambini hanno diritto al rispetto”. Sul fronte della ricerca sul campo, i suoi interessi si sono concentrati attorno ai temi della cura educativa e sanitaria all’infanzia, dell’alleanza tra scuola e famiglie e, attualmente, ai temi legati all’esposizione mediatica di minori da parte dei genitori (spettacolarizzazione). Nel suo saggio riprende alcuni concetti già presentati da Contini e prosegue affermando che il rischio di dire c’era una volta l’infanzia è sempre più vicino, in quanto prendersi cura dell’infanzia è un compito laborioso, e il mondo adulto ha sempre fatto fatica ad assumersi questa responsabilità. I corpi dei bambini e delle bambine stanno diventando ‘‘contenitori’’ adultizzati nei modi e nei desideri. Ecco perchè, le curatrici, hanno deciso di aggiungere accanto alla locuzione ‘‘corpi bambini’, l’espressione ‘‘sprechi di infanzie’’: per denunciare come la nostra società si stia muovendo in una direzione di sfruttamento e manipolazione dei corpi dei bambini (sfruttamento sessuale di bambini e bambine a fini commerciali, bambini soldato e la condizione particolare vissuta dai bambini siriani, che fanno parte del battaglione denominato ‘‘cuccioli di leone del Califfato’’…) e stia conducendo a una sottrazione della loro infanzia. Inoltre, l’adultizzazione dell’infanzia reca con sè una generalizzata infantilizzazione degli adulti. Assistiamo così, secondo Demozzi, a un livellamento/ un’asimmetria dei ruoli, in cui i bambini e gli adulti finiscono per assomigliarsi. Però,‘‘i bambini dovrebbero poter essere bambini, bambini e basta.’’ (Demozzi, p.54). Invece, non è così! L’ambito del gioco finisce per essere colonizzato da finalità che hanno poco o nulla a che fare con il suo significato originario; i bambini sono costretti a spostare sempre di più i propri limiti ed impegnarsi non tanto per il divertimento, quanto per il risultato. Essi non sono lasciati liberi di sbagliare e di considerare, tra le opzioni possibili, anche quella della sconfitta e dell’insuccesso. Bambini che partecipano alle sfilate, posano per campagne pubblicitarie o competono in concorsi di bellezza, gare canore e di ballo, stanno giocando? Si stanno veramente divertendo facendo queste nuove esperienze? Demozzi prosegue facendoci riflettere, e attira la nostra attenzione sui bambini svegli, competenti, abili nell’uso delle tecnologie, capaci di discutere con gli adulti, ma allo stesso tempo bambini fragili dal punto di vista emozionale, in difficoltà a comunicare con i coetanei, “sordi” rispetto ai no e alle regole. Evidenzia inoltre, i casi in cui i corpi dei bambini esprimono una sofferenza (iperattività, sovrappeso, obesità), chiedendo attraverso dei segnali di essere ascoltati, presi in carico e ‘‘curati’’. Conclude il suo intervento presentando casi in cui l’infanzia ‘‘curata’’ e accudita, o ‘‘ipercurata’’, i cui desideri vengono spesso esauditi in anticipo, si ammala di patologie invalidanti che la costringono a diversi trattamenti intensivi. Percui, sottolinea come le cure, i luoghi e le pratiche, dovrebbero essere sempre a misura d’infanzia; pensati e realizzati attraverso uno sguardo pedagogico di ascolto e di competenza relazionale.
    Valentina Berghi, educatrice professionale del nido, che sta per ottenere la laurea specialistica in pedagogia, per il lavoro che si trova a svolgere, ha l’opportunità di essere quotidianamente in contatto con i genitori e i loro figli. Dunque, le viene spontaneo chiedersi a quale prezzo si ottengano bambini prodigio, modelli o grandi sportivi, orgoglio dei loro genitori. Percui, all’interno del volume ci propone il suo punto di vista attraverso il saggio in cui tratta di sessualizzazione e sfruttamento dei bambini. Berghi afferma che la spettacolarizzazione dell’infanzia sia un fenomeno piuttosto recente, che oltre ad essere complesso e poco approfondito, risulta una delle forme più sottili di sfruttamento dell’infanzia, che rientra tra le ‘‘nuove violenze’’, determinando un abuso psicologico. Nella spettacolarizzazione ci troviamo di fronte a una duplice violenza: quella esercitata dai genitori, in quanto i bambini devono adeguarsi e corrispondere alle loro aspettative e/o realizzazioni mancate, e la violenza della società che permette l’ingresso troppo precoce dei bambini nei circuiti economici. Sono bambini che non possono sottrarsi a queste forme di violenza psicologica, per il timore della perdita della protezione e dell’amore dei loro genitori. Nel mondo dello spettacolo ciò che domina è l’immagine, non il soggetto reale. Per realizzare immagini di così perfetta e splendida gioia infantile, che vediamo nei nostri schermi, occorrono svariate ore di preparazione, obbedienza, investimento e travestimento. I bambini in questi casi sono impiegati in un vero e proprio lavoro. Dunque, quello che vediamo è un’immagine fittizia dell’infanzia e noi (spettatori) stiamo al gioco, quando riteniamo che i bambini siano naturalmente così, senza fare nessuna fatica per apparire allegri e spontanei. L’esposizione dei corpi di bambini e bambine può influire sulla costruzione della loro identità stabile, determinando la formazione di identità bloccate che sono l’esito della pressione verso impegni seri. Inoltre, quando i bambini sentono che quello che fanno non è mai abbastanza per fare contenti i genitori, compare l’ansia da prestazione. Se le emozioni dei bambini non vengono ascoltate, ma solamente svalutate, minimizzate e negate, si genera l’analfabetismo emozionale, blocchi. In più, i documenti evidenziano come le immagini erotizzate delle bambine stiano diventando sempre più frequenti. Così, il corpo oggettivato e l’imitazione dei
    modelli adulti, conducono a creare una rappresentazione del sesso di tipo strumentale e a considerare la sessualità come merce di scambio. Camuffare i corpi e i volti significa rinunciare alla propria unicità. Tuttavia, fortunatamente, in Australia è già nato un movimento che si oppone alla strumentalizzazione del corpo infantile. Però, un buon inizio per esercitare la resistenza è dato dalla presa di coscienza individuale. Nel saggio che segue, Silvia Marchetti, ci propone di focalizzare la nostra attenzione sulla spettacolarizzazione dell’infanzia rilanciata dal volume, prendendo in considerazione le voci dei genitori e i dati interessanti, che sono emersi da una ricerca effettuata sotto forma di un semplice questionario, organizzato in aree.
    Il volume si chiude con il saggio di Ilaria Bonato, dottoranda presso il dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna. Ha svolto, come tesi di laurea magistrale in Pedagogia, una ricerca nel mondo di adolescenti e pre-adolescenti per meglio comprendere il loro rapporto con il sesso, la pornografia ed i social network. Il suo lavoro è di un’attualità straordinaria, perché in una società in cui il mondo dell’infanzia viene precocemente adultizzato o ipersessualizzato, sembra che poi, improvvisamente, ci si scandalizzi o si viva come tabù la scoperta della sessualità infantile. Noi adulti non siamo capaci di riconoscerla ed accoglierla, perchè siamo adultocentrici. Tuttavia, l’educazione sessuale, che Bonato preferisce definire come educazione alla sessualità e all’affettività, potrebbe e dovrebbe configurarsi come un importante aiuto per bambine e bambini nel difendersi dagli abusi, nel garantire un equilibrato sviluppo psico-fisico ed evitare che il minore cerchi autonomamente le risposte a tutte le sue curiosità e dubbi. Non può essere solo una proposta per fornire alcune informazioni utili solo ad evitare i rischi come le malattie trasmissibili o le gravidanze indesiderate, ma un percorso che accompagni ragazzi e ragazze nella scoperta di un aspetto centrale della loro vita, fornendo anche importanti competenze quali la capacità di riconoscere e comunicare le proprie emozioni, negoziare, trattare i conflitti, accettare le differenze. Noi, adulti, dovremmo farci carico di questa responsabilità educativa, facendo in modo che le immagini fuorvianti e spesso errate del web non siano i riferimenti principali. Anche perchè, la divisione tra vita reale e vita virtuale per i soggetti preadolescenti appare assolutamente manichea: è vita, e basta. Intrecciate l’una all’altra in modo indissolubile e proprio per questo importante e ricca di influenze, che possono diventare davvero pericolose. Il mondo virtuale crea una percezione dei fatti diversa, dove i confini si sfumano e le responsabilità evaporano. Proprio in questo mondo sono insinuate minacce come il cyberbullismo, l’adescamento di minori, il sexting, di cui ci parla Bonato. I ragazzini e le ragazzine non si possono proteggere, nemmeno con il parental control o con il controllo della cronologia, l’unica protezione è il dialogo e l’educazione informatico-digitale, al fine di formare adolescenti responsabili e critici nell’uso dei social network. Percui, affinchè ci sia un intervento efficace, sarebbe opportuno coinvolgere anche i genitori.
    In chiusura della raccolta, trovano spazio due schede di approfondimento e un vasto repertorio bibliografico, che suggeriscono al lettore la possibilità di approfondire gli spunti e le suggestioni che i saggi precedentemente proposti, senza dubbio, regalano. La prima scheda è elaborata da Marta Salinaro, dottoranda presso il dipartimento di Scienze dell’Educazione e tutor didattico della Scuola di Psicologia e Scienze della Formazione dell’Università di Bologna. Svolge le sue ricerche nell’ambito della Pedagogia generale e sociale. Salinaro ci propone di dare uno sguardo alla salute dei nostri bambini, focalizzandoci sulle loro abitudini alimentari e le conseguenze che ne derivano. Per farlo, prende in considerazione la sintesi dei dati emersi tra il 2008 e il 2014 del programma ‘‘OKkio alla Salute’’, riportandoci anche l’intervista della dottoressa Elena Centis che chiarisce le idee sull’argomento e offre qualche spunto pratico per contrastare l’obesità infantile e sovrappeso e guidare i comportamenti alimentari dei nostri ragazzi. La seconda scheda di approfondimento, invece, tratta di un argomento molto diverso dalla prima scheda, in quanto Ilaria Bonato ci offre degli approfondimenti sui minori e il sesso. Ci viene presentata l’intervista a Yasmine Abo Loha, Segretario Generale di ECPAT Italia, Onlus che opera per la protezione dei minori dalla prostituzione, dal turismo sessuale e dalla pornografa. Infine, ricordiamoci che ‘‘Il mondo è pericoloso non a causa di chi fa il male, ma a causa di chi guarda e lascia fare’’ (Albert Einstein, p.72), percui soffermiamoci per attuare delle riflessioni individuali profonde e critiche sugli argomenti che il libro propone.

    Numero complessivo di parole: 2519.
    Pieve a Nievole, lì 25.04.2017

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.