Coordinazione Genitoriale: intervento per le coppie ad alta conflittualità

La Coordinazione Genitoriale nasce negli Stati Uniti a partire dal 1990, quando si è verificata la crescita esponenziale dei tassi di divorzio, e in particolare di quelli conflittuali.
Nascono così diversi gruppi di ricerca sull’alta conflittualità, con l’obiettivo di studiare il fenomeno emergente ed individuare al tempo stesso delle strategie efficaci di risoluzione. Gli psicologi Carla Garrity e Mitchell A. Baris, nel loro libro Presi in mezzo: proteggere i figli dal divorzio ad alta conflittualità, formulano per la prima volta la proposta di un metodo volto a proteggere i figli dalle sue conseguenze dannose. Dopo l’opera pionieristica di Garrity e Baris, l’idea viene sviluppata fino ad assumere i tratti di un intervento strutturato, appartenente alla categoria dei Metodi alternativi di risoluzione delle controversie (le cosiddette ADR).

Definizione

Metodo alternativo di risoluzione delle controversie centrato sul bambino, in cui un professionista aiuta i genitori altamente conflittuali ad attuare il loro piano genitoriale facilitando la risoluzione dei loro conflitti ed educandoli sui bisogni del figlio

 

I punti in comune per tutti gli interventi di coordinazione genitoriale sono:

  • Necessità di una formazione specialistica per il coordinatore
  • Monitoraggio della capacità dei genitori di rispettare le disposizioni del Tribunale
  • Arbitraggio delle dispute tra genitori relativamente ai figli
  • Formazione dei genitori rispetto alle fasi di sviluppo del figlio, tenendo conto dell’impatto della separazione e dell’esposizione al conflitto cronico
  • Istruzione dei genitori rispetto alla comunicazione efficace e alle tecniche di risoluzione del conflitto
  • Invio verso interventi adeguati in base ai bisogni specifici (psicoterapia, programmi educativi…)

 

Il modello integrato di Debra Carter

Il modello di Debra Carter ha l’obiettivo di aiutare i genitori a esercitare la propria funzione in modo indipendente e libero dalla supervisione da parte del Tribunale. Il ruolo principale del Coordinatore Genitoriale consiste nella tutela del minore, ed in particolare del suo diritto alla frequentazione con entrambi i genitori senza il timore di conseguenze negative. Accanto a questo, egli è impegnato a aiutare i genitori a riconoscere modelli di pensiero e comportamento problematici per sostituirli con strategie costruttive di risoluzione del conflitto.

Questo modello nasce dall’integrazione di diverse competenze:

  • Salute mentale e valutazione: per comprendere le reazioni ed i comportamenti di bambini ed adulti quando il sistema familiare è sotto stress, distinguendo tra processi di sviluppo, modelli comportamentali e di pensiero normali e patologici e individuare quindi le situazioni che richiedono un intervento specializzato;
  • Mediazione: sono strumenti di facilitazione e conciliazione, che aiutano i genitori ad identificare interessi comuni e a sviluppare un progetto che tenga conto delle esigenze di tutti
  • Educazione: per fornire ai genitori quelle conoscenze relative sullo sviluppo infantile, sugli effetti della separazione e del conflitto sui bambini e sulla famiglia, sulla comunicazione efficace e sulle strade percorribili a livello giuridico per la risoluzione dei conflitti
  • Gestione dei casi: sono tutte le capacità di gestione efficiente del tempo, di pianificazione, coaching, comunicazione e gestione dei conflitti. In questo ambito rientrano anche le competenze di gestione reattiva (ovvero di risoluzione delle problematiche che si ripresentano) e quelle di gestione preventiva (che cerca di evitare l’insorgere di problemi comuni)
  • Diritto di famiglia: conoscenza di leggi e norme che regolano la separazione ed il divorzio

 

La figura del Coordinatore genitoriale, sebbene possa sembrare in parte sovrapponibile a quella del Mediatore familiare, presenta invece dei tratti distintivi: ha un ruolo educativo (trasmette conoscenze sulla psicologia infantile e sulle tecniche di comunicazione efficace); svolge “le veci” del giudice (verifica la veridicità delle dichiarazioni dei genitori e l’aderenza agli accordi prescritti dal giudice); può incontrare i figli e testimoniare nel loro interesse se ordinato dal tribunale; coinvolge se necessario altre figure significative e si coordina con tutti i professionisti implicati nel caso.

 

Come si svolge il percorso

Nella maggior parte dei casi, l’intervento di Coordinazione genitoriale si avvia in seguito ad un incarico da parte del Giudice, in cui vengono definiti gli obiettivi del servizio, i costi e la loro ripartizione tra entrambi i genitori, i termini dell’incarico e l’obbligo o meno di relazione al giudice, il piano genitoriale in atto, l’autorizzazione alla raccolta di informazioni, se ed in quali circostanze il coordinatore dovrà presentarsi in giudizio e le modalità di ritiro dell’incarico.

Nonostante la presenza dell’Ordine di Invio, la Carter suggerisce la stipula di un contratto con ambe le parti, al fine di garantire la massima chiarezza rispetto al ruolo, alle funzioni e alle responsabilità del coordinatore genitoriale, nonché rispetto alle modalità di svolgimento dell’intervento stesso e a tutte le regole di relazione tra i genitori ed il professionista. Focus del primo appuntamento, quindi, è proprio la presentazione dell’intervento e del contenuto del contratto che viene sottoscritto da entrambi i genitori.

Nella fase iniziale vengono indagate:

  • La storia della coppia genitoriale: al fine di indagare le fonti di conflitto esplicite (direttamente collegate alla dimensione genitoriale e/o della nuova configurazione familiare) e quelle nascoste (legate alle situazioni irrisolte con le famiglie di origine, a ferite non elaborate ed a dinamiche di personalità). La raccolta della storia passata e presente permette anche di individuare le modalità di risoluzione dei conflitti che ognuno mette in atto, come ci si è incastrati nel conflitto e quale sia il livello dello stesso, collocandolo su un continuum che va da “minimo” a “grave”
  • Lo stato di salute psicofisico dei figli
  • I fattori di rischio: violenza domestica, abuso di sostanze, salute mentale
  • I punti di forza e di debolezza di ciascun genitore, al fine di comprendere quali competenze e capacità vadano implementate o rafforzate
  • Le caratteristiche individuali che alimentano l’alta conflittualità (ad esempio, respingere i sentimenti positivi del figlio verso l’altro genitore; chiedere al figlio di non riferire alcuni comportamenti propri all’altro genitore)
  • I modelli interattivi che alimentano la conflittualità: in particolare disprezzo, critica, ostruzionismo e atteggiamento difensivo
  • Lo stile di impasse della coppia: quello di tipo I è caratterizzato da un’ambivalenza rispetto alla separazione (si alimentano fantasie di riunione, si ha una visione idealisticamente positiva dell’altro e non si riescono a separare i ruoli genitoriale da quello coniugale); lo stile di tipo II è caratterizzato da una visione estremamente negativa dell’altro e dall’evitamento di ogni contatto con l’ex coniuge
  • L’approccio alla risoluzione dei conflitti: cooperativo o competitivo

 

La fase intermedia ha due focus principali

  • Riduzione della conflittualità

Parte dall’individuazione delle conflittualità palesi, per poi mettere in evidenza gli interessi e gli obiettivi
di ciascun genitore, introducendo così l’idea che i conflitti non nascono sempre da una battaglia tra interessi incompatibili e a distinguere questi dalle posizioni che tendono ad essere polarizzate tra dicotomie di giudizio (buono-cattivo, giusto-sbagliato). Successivamente, si cerca di individuare le risorse disponibili e di implementare le strategie d’intervento più appropriate, insegnando ai genitori come risolvere in maniera più efficace i propri conflitti. E’ utile anche portare alla luce le conflittualità nascoste, aiutare i genitori a separare i conflitti individuali da quelli relazionali, evidenziare gli effetti che il conflitto ha sui figli e sui genitori, attraverso un approccio psicoeducativo. Qualora la coppia presenti un livello di conflittualità non risolvibile, il coordinatore genitoriale ha il compito di implementare strategie di prevenzione (volte a identificare cosa previene l’escalation del conflitto) e di contenimento (che implicano il monitoraggio e l’intervento da parte di un terzo).

  • Costruzione di un modello efficace di cogenitorialità

Qualora non sia possibile ristabilire una relazione co-genitoriale cooperativa, sulla base del livello di conflittualità, si lavora per costruire una cogenitorialità parallela, in cui ciascun genitore gestisce bene il figlio quando questo è con lui senza alcuna consultazione con l’altro genitore. In questo caso il coordinatore genitoriale deve aiutare i genitori ad imparare a condividere le informazioni importanti relativamente al figlio. In alternativa si evidenzierà una cogenitorialità disimpegnata, in cui i genitori evitano i contatti con l’altro al fine di evitare il conflitto. In questo caso il coordinatore lavora per aiutare i genitori a mantenere un confine chiaro attorno alla relazione cogenitoriale.

 

La fase finale dell’intervento è caratterizzata da:

  • Sostegno, rafforzamento e monitoraggio dei progressi e degli accordi raggiunti dalla coppia cogenitoriale
  • Qualora sia stato richiesto dal giudice, il coordinatore genitoriale può fornire una relazione scritta rispetto all’esito dell’intervento

 

Benefici dell’applicazione della Coordinazione genitoriale alle coppie conflittuali

L’applicazione di questa tipologia di intervento comporta una serie di vantaggi non solo per i genitori ed i figli, ma anche per il sistema giuridico e la società.

Vantaggi per i genitori:

  • Aiuta a spostarsi dal ruolo di partner coniugale a quello di partner genitoriale
  • Educa sull’impatto del divorzio e del conflitto sullo sviluppo dei figlie sulla famiglia
  • Insegna a gestire le emozioni negative, a comunicare efficacemente e a risolvere i conflitti
  • Aiuta ad identificare il proprio contributo alla conflittualità e la presenza di questioni personali irrisolte
  • Verifica l’adempimento degli accordi e aiuta a stendere il Piano genitoriale, strumento efficace nella riduzione del conflitto

Vantaggi per i figli:

  • Riduce i danni legati all’esposizione al conflitto cronico
  • Garantisce la presenza attiva di entrambi i genitori
  • Diminuisce la probabilità di future difficoltà relazionali

Vantaggi per il sistema giuridico e per la società:

  • Riduce il carico di lavoro del sistema giuridico e previene il burnout
  • Riduce la probabilità di trascuratezza dei figli
  • Identifica precocemente difficoltà che potrebbero condurre a patologie più gravi
  • Diminuisce la probabilità di un coinvolgimento dei figli con il sistema giuridico minorile

 

Autrice: dott.ssa Arianna Frisina, psicologa. Email: ariannafrisina04@gmail.com
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Pubblicato il  25 luglio 2018


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