Artisti sul lettino: Alice Pasquini

Al suo attivo le illustrazioni dellla graphic novel Vertigini, scritta dalla dissacrante Melissa P. (edizioni Bur-Rizzoli). E soprattutto centinaia di affreschi urbani a Roma e in giro per il mondo. Si tratta di Alice Pasquini, in arte AliCè. Astro nascente della Street Art internazionale, e nuova ospite di Artisti sul lettino.

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Alice è già coinvolta in una stimolante psicoterapia; e forse, proprio per la paradossale legge per cui la terapia funziona meglio con chi ne ha meno bisogno, risulta facile e appagante discutere della sua intimità. Della passione autentica che la muove. Il suo terapeuta deve essere anche piuttosto bravo, se è vero che la invita a non analizzare tutto: qualche nodo deve restare irrisolto, per essere tradotto in opera d’arte. A differenza dell’eroina/eroinomane del libro, Alice è convinta di raggiungere le vette di quella che chiama “ricerca allucinogena” con metodi meno distruttivi. Lo yoga. I viaggi, maestri di vita. Dipingere è il suo “modo di concepire lo spirituale”. Ed è la sua traiettoria di donna in fuga che più affascina.

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AliCè comincia giovanissima la sua formazione artistica: da bambina si identifica con Puffo Pittore, e cresce in un percorso che definisce “superaccademico”. Studia a Roma e Madrid ma non è soddisfatta: chiedersi troppo cos’è l’Arte inibisce la creatività. Sfrontatezza, piuttosto. Così, i primi lavori concettuali. Da segnalare Ricordi freschi: un frigidaire che si fa metafora dell’encefalo. Così, nel freezer sono dislocati i ricordi congelati e rimossi; nella spazio centrale la rappresentazione di se che è offerta al mondo, tra carillon e moquette rosa, in una ricchezza rappresentativa tutta da scoprire. Alice nello stesso periodo lavora nel vippaiolo Bar della Pace, in pieno centro storico romano, divertendosi a fotografare i tavoli appena abbandonati dalle stelline nostrane: gli scatti si trasformeranno nella serie Il resto mancia. L’irriverente AliCè è già entrata in azione. Senza perdere per questo i suoi metodi gentili. Durante la nostra conversazione ricorda un episodio di quel periodo: giocatrice semiprofessionista di softball, si ribella alla decisione della dirigenza che caccia due compagne, colpevoli di saffico bacio per festeggiare un inning, rivelatore del loro amore. Alice lascia la squadra, lo sport, la nazione.

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Il passaggio alla Street Art è consequenziale e, in qualche modo, rivoluzionario. Alice infatti non la intende come sfida, tanto meno vandalismo: ha la consapevolezza di nobilitare i luoghi. Va graffitando di giorno, con orgoglio, confrontandosi con i curiosi. Le sue immagini sono dolci, qualche volta malinconiche; mai violente. Dice di non amare particolarmente i maestri: troppo cinici e pop. Noiosi. La sua è una forma di lotta, ma primariamente estetica. Convinta che, se le città fossero progettate dagli artisti, ci sarebbe un nuovo Rinascimento. I suoi punti cardinali sono piuttosto Hugo Pratt e Andrea Pazienza. Oltre al suo boyfriend, il misterioso street artist transalpino dal curioso nick name C215, con cui si è confusa tanto da rendere non discernibili i loro lavori, nella migliore tradizione dei sodalizi tra mestiere e sentimento. E’ l’amore per i luoghi che la spinge: fugge dall’Australia al Marocco, vive in Francia, Spagna e torna nel Belpaese dove, come spesso accade, è meno conosciuta e compresa. Ora l’avventura della graphic novel, vetrina per ampie sfere di pubblico. Le protagoniste di Vertigine Anna e Claire, adolescenti cugine e amanti, hanno visi espressivi e caldi; corpi desiderabili, non solo per anziani membri di governo. E cuori in fiamme. Ancora il tema della memoria, con la nonna in black/white che appare, per pronunciare: «Non sono davvero morta. I morti sono i vivi che ci dimentichiamo». Saranno chiamate a prove difficili, a perdersi per ritrovarsi e decidere di abbandonarsi all’amore vero. Il finale che tutti noi ci meritiamo.

Questa è Alice: una brava ragazzaccia che si batte, più che per un mondo più giusto, per un mondo più bello.

Nicola Boccola – 14 giugno 2012

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