Zonzo: storia di una foto e di una mediazione

Due sposi novelli che si tengono per mano, soli, in quello che sembra un intimo banchetto nuziale nel centro storico di una cittadina italiana. Grazie a questa immagine ci è accaduto oggi qualcosa di bello e inconsueto, e vorremmo raccontarlo.
matrimonio-intimo Se seguite il nostro sito e la nostra pagina Facebook vi sarete imbattuti nella foto: l’abbiamo scelta per la nostra campagna pubblicitaria del nuovo percorso formativo in Mediazione Familiare. E’ stato un colpo di fulmine: ci sembrava che quell’immagine raccontasse alla perfezione, con la sua potenza iconica, la nostra idea di mediazione familiare: che siano i coniugi da soli a decidere e autodeterminare il proprio futuro, senza influenze di terzi distratti o partigiani.

Abbiamo quindi cercato l’autore dello scatto, o il detentore dei relativi diritti: solitamente il sito Tineye, che consente di mostrare tutte le pagine web in cui è contenuta un’immagine di partenza, fornisce la traccia giusta. Ma non è stato il caso. Così abbiamo deciso di utilizzarla comunque, inserendo un disclaimer nella nostra pagina contatti (immaginando che fosse quella certamente cliccata dall’interessato) in cui ci dicevamo pronti a riconoscere i diritti d’autore del titolare. Con la segreta speranza di venire contattati (aiutati dalla percezione che la foto fosse italiana), e così conoscere chi aveva dimostrato una sensibilità a cui ci sentivamo affini.

Questo è successo oggi: un’email bonaria di Angelo, in cui chiedeva che fossero riconosciuti gli autori del lavoro. Si tratta dell’agenzia fotografica Zonzo, a cui abbiamo potuto chiedere di quei particolari dell’istantanea che ci eravamo finora limitati a immaginare. Abbiamo così scoperto che si è trattato di uno shooting fotografico con due attori, nel centro storico di Vasto, in Abruzzo; e che l’abito nuziale è stato creato da un’artista, Simona, che fa parte della stessa agenzia.

E questa storia ci sembra un ottimo esempio di mediazione. Ci sarebbero potuti essere i presupposti di una incomprensione o una lite. E invece è bastato parlarsi, riconoscere i punti in comune, per arrivare a una facile soluzione che ha arricchito entrambi.

Nicola Boccola – 15 dicembre 2016


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