Divorzio breve, assegno annullato, patti prematrimoniali: cosa cambia nella relazione tra coniugi

i love you -seenChi ama non teme il divorzio. E’ il caso di richiamare questa citazione di Nilde Iotti di fronte alle importanti novità nel diritto di famiglia, definite da alcuni organi di stampa cattolici addirittura “traguardi incivili”. Meglio rimanere incatenati a un matrimonio conflittuale, causa di danno e pregiudizio per i minori coinvolti, o facilitare soluzioni che possono rappresentare una rinascita nelle persone coinvolte? Esaminiamo nel dettaglio le implicazioni delle ultime novità.

Divorzio breve
L’Italia, grazie al voto alla Camera nel quale si è registrato un forte consenso (398 sì, 28 no e 6 astenuti) ha il suo divorzio breve. Saranno ora necessari solo sei mesi per ottenere il divorzio, se consensuale, o un anno in caso di ricorso in giudizio: la legge si applica anche ai procedimenti in corso. La legge eviterà quelle viae crucis giudiziarie a cui si dovevano sottoporre quasi punitivamente i coniugi separandi, ed eviterà il ricorso all’incredibile fenomeno del turismo divorzile, allineando il nostro paese agli standard europei. Tutto in direzione del “giusto processo“, espressione paradossale che però racchiude tutti i tristi primati del nostro litigioso paese sulla lunghezza dei procedimenti.

Assegno di mantenimento annullato per convivenze successive
La convivenza more uxorio fa venir meno il diritto all’assegno divorzile solo se sia stabile e duratura, e dunque dia luogo a una vera e propria famiglia di fatto, eventualmente accompagnata dalla nascita di figli. E’ stato stabilito con la sentenza 18959 del 2013, a cui si è aggiunta la 6855 del 6 aprile scorso che stabilisce l’irrevocabilità del decadimento. Non è ancora una equiparazione della famiglia di fatto a quella vincolata dal matrimonio – sarà sempre necessario un accertamento giudiziale di merito, caso per caso. Le sentenze riallineano la giurisprudenza alla società, alla vita reale: succede ad esempio che alcuni coniugi divorziati non procedano alle nuove nozze per non perdere i vantaggi economici del mantenimento. Una mia personale considerazione è che la sfera della separazione è l’unica in cui le donne sono maggiormente tutelate rispetto agli uomini: tutti conosciamo situazioni in cui il marito separato è trascinato quasi alla rovina dalle conseguenze della separazione. Questi rapporti potranno ora essere meglio gestiti.

Patti prematrimoniali
Apertura agli accordi di natura patrimoniale prima del matrimonio: è la proposta di legge appena presentata dai deputati Alessia Morani (PD) e Luca D’Alessandro (FI), già promotori della legge sul divorzio breve. I patti, noti al pubblico per le star americane che ne hanno fatto ricorso (Micheal Douglas/Catherine Zeta-Jones o Madonna/Guy Ritchie), impongono una chiarezza e una trasparenza che sono i segreti di una relazione sana.

Riteniamo a questo punto doverosa una maggiore attenzione all’istituto della mediazione familiare, uno strumento sulla cui efficacia c’è evidenza scientifica che può far risparmiare sofferenze, tempo e anche denaro ai coniugi coinvolti. Vorremmo che i giudici possano prescrivere la mediazione a professionisti qualificati, afferenti alle associazioni riconosciute come l’AIMeF. Vorremmo chiarezza sugli aspetti economici correlati – la mediazione è un servizio e va pagata. E vorremmo una maggiore informazione sul tema, oltre a quella che tra mille difficoltà portiamo avanti noi, che nel 2015 dobbiamo ancora definirci pioneri.

Nicola Boccola – 27 aprile 2015

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Divorzio: quando il Vaticano è più progressista della Sinistra italiana

Padre Annibale (Steve Peixotto)E’ quello che ho pensato e che provocatoriamente riporto in questo spazio, al ritorno dalla presentazione romana di Amore e sesso ai tempi di papa Francesco. Un saggio ipercontemporaneo che narra delle faide vaticane a partire dall’ultimo conclave – quello che ha visto vincitore il papa “che viene dalla fine del mondo”, che si è preso il nome del santo che si è liberato delle sue ricchezze e ancora si presenta come vescovo di Roma – fino al sinodo straordinario sulla famiglia del mese scorso. Quasi un instant-book, ma con una tale cura dei contenuti da sembrare frutto di un lavoro decennale; merito dell’autore Ignazio Ingrao, vaticanista di Panorama.

Elogio di forma ma anche di contenuto: Ingrao fin da subito sottolinea come Bergoglio abbia sempre diviso nella sua carriera ecclesiastica (coerentemente al Vangelo: “Pensate che io sia venuto a portar pace sulla terra? No vi dico, ma la divisione”, dice Gesù ai suoi discepoli), e lo stesso ha fatto una volta eletto, investendo inaspettatamente le sue energie sul tema della famiglia sulla scia del più cauto Ratzinger. Un interesse che viene dal basso, dalla condizione reale delle famiglie e dei credenti per così dire non allineati: gli omosessuali, a cui rivolge un pensiero sorprendente (“chi sono io per giudicarli?”), i divorziati e le coppie di fatto. Il nodo è quello dell’apertura alla comunione per i divorziati risposati: Bergoglio raccomanda di non avere paura delle novità e si impegna con gesti straordinari – un sondaggio da opinione e la pubblicazione integrale dell’intero documento finale del sinodo – a portare avanti le sue aperture verso chi è portatore di una storia di sofferenza e vorrebbe trovare consolazione nella fede. Al netto delle barricate dei porporati più tradizionalisti.

Cosa accade invece al di là del Tevere? L’atteso decreto sul divorzio breve è ormai convertito in legge tra mille stravolgimenti: il solito papocchio all’italiana. La mediazione familiare è uno strumento di pace che sta facendo le fortune dei separati d’Europa, che hanno la possibilità di confrontarsi e prendersi le responsabilità su ciò che davvero conta nel momento della separazione, in primis i figli. Dalle nostre parti è come la bella di Torriglia, tutti la vogliono e nessuno la piglia. La timidezza del legislatore la relega in uno spazio confuso, in cui ancora non si capisce quando, come e dove avviarla. Ma ancora peggio, è preciso nel lanciare la negoziazione assistita: un avvocato si può fare vigile urbano e notificare un accordo senza competenze sulla gestioni dei conflitti, col rischio – rilevato da molti – di avvallare accordi coercitivi. Col paradosso di affidare proprio agli avvocati l’informazione sulla possibilità di ricorrere alla mediazione familiare, strumento che vedono spesso come alternativo al proprio e di cui spesso non di rado hanno scarse nozioni. E se la mediazione obbligatoria era incostituzionale, cosa dire di uno strumento, la negoziazione assistita, che non tutela affatto l’autonomia del privato? Eppure i mediatori non sono alternativi agli avvocati (a mio avviso sono proprio loro i mediatori più bravi, quando acquisiscono le competenze sulla gestione dei conflitti), ma complementari. Il mediatore familiare deontologicamente impeccabile invia l’accordo raggiunto agli avvocati delle parti, perché finiscano loro il lavoro. E’ tutto, come dire, efficiente. Abbiamo appena inviato una donna nello spazio, riusciremo a inserire scienza e discernimento anche nel diritto di famiglia? I politici saranno capaci di ascoltare chi operando nella società civile registra una crescita tumultuosa di questo strumento rivoluzionario? La confusione non è progresso.

Nicola Boccola – 28 novembre 2014

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Nota di autosupervisione – Non sono esperto di dottrina cattolica, né di politica, lo so. Chi come me ha una formazione scientifica – per quanto scienza soft – ha la tendenza a vergare lunghe premesse per arrivare a prolisse conclusioni. Questa volta ho voluto liberarmi della prosa scientifica e scrivere spinto dalle emozioni, più di quanto faccia solitamente in questa sede. L’argomento mi è a cuore.

Master in Mediazione Familiare a Roma – Marzo 2015 / Maggio 2016

Master riservato a professionisti e laureati del settore giuridico, psicologico, pedagogico e sociale

Le iscrizioni sono chiuse

 

Questo Master è per te se:

aimef_corso 255 2014  √ Stai cercando un percorso formativo che ti permetta di acquisire una formazione certificata in Mediazione Familiare. Il Master è accreditato con AIMeF, unica associazione iscritta presso il Ministero dello Sviluppo Economico in grado di rilasciare attestato di qualità per la professione di Mediatore Familiare

  √ Come professionista del settore psicologico, pedagogico o sociale hai a cuore i diritti dei minori e vuoi impegnarti nella cura delle dinamiche familiari nei momenti di crisi, in un momento in cui la crescita della mediazione familiare offre concrete opportunità lavorative

  √ Come professionista del settore giuridico sei consapevole della necessità di integrare una migliore comprensione delle dinamiche familiari con le competenze nel diritto di famiglia, per un’efficace pratica della negoziazione assistita

 √ Pensi anche tu che per rispondere in modo risolutivo e pratico alle domande delle coppie in separazione e dei Tribunali, non si possa improvvisare, ma bisogna essere formati in maniera specialistica, in particolare quando si ha a che fare col futuro dei bambini

  

Cosa c’è in più in questa edizione:

  √ Moduli specifici esperienziali per professionisti di area giuridica (comunicazione, dinamiche familiari) e di area psicologica, pedagogica e sociale (diritto di famiglia)

  √  Attività pratiche potenziate (studio filmati Mediazione familiare; osservazione casi di separazione e divorzio in studi di avvocati; creazione di gruppi di lavoro per progetti in Mediazione familiare; ove possibile, partecipazione in comediazione in casi reali)

  √ Verifica intermedia e preparazione specifica per l’esame finale supervisionato da AIMeF

  √ Tutte le slide utilizzate a lezione dai docenti in licenza Common Creative © per libero uso nella successiva attività professionale. In più: il testo di riferimento del Master (Canevelli, Lucardi, La Mediazione familiare. Dalla rottura del legame al riconoscimento dell’altro. Bollati Boringhieri); l’ebook La Mediazione Familiare: novità giuridiche e psicologiche (a cura di N. Boccola, Ed. Istituto HFC, 2014); l’ebook Introduzione alla perizia psicologica. Per avvocati e psicologi in formazione (di I. Pacifico e N. Boccola, Ed. Istituto HFC, 2012)

  √ Tre corsisti dell’edizione precedente di Studio HFC collaborano ora con Istituto HFC

 

Gli argomenti

  • studiareCos’è la Mediazione familiare: modalità di intervento nei vari contesti applicativi (clinico, scolastico, giudiziario)
  • Principi, obiettivi e modelli di Mediazione familiare
  • Separazione, divorzio, affidamento; la separazione in ambito civile; la separazione in ambito penale
  • La consulenza tecnica sulle competenze genitoriali e la Mediazione familiare
  • La fase preliminare della Mediazione familiare
  • La prima fase della Mediazione familiare: l’altro come interlocutore
  • La seconda fase della Mediazione familiare: l’altro come negoziatore
  • Affido esclusivo e congiunto: quando la Mediazione familiare può aiutare
  • La comediazione
  • La mediazione impossibile
  • La comunicazione efficace. Verbale e non verbale; quando fallisce
  • La terza fase della Mediazione familiare: l’altro come genitore separato
  • Il mediatore familiare: percorso formativo, qualità personali, competenze professionali
  • La Mediazione interculturale
  • Strategie di promozione professionale
  • La famiglia come sistema e come matrice dell’identità individuale
  • Le nuove configurazioni familiari: le famiglie ricostituite
  • La separazione e la fase dello sviluppo dei figli
  • Il modello della Parenting coordination di Debra Carter
  • Il ruolo dell’Assistente sociale nella Mediazione familiare
  • Scenari della Genitorialità: L’Ombra di sé proiettata sul figlio, l’Ombra dell’oggetto dei genitori
 

I docenti principali

ferraroBruno Ferraro – Presidente emerito dei Tribunali di Tivoli e Cassino, attualmente presidente aggiunto onorario della Suprema Corte di Cassazione, docente di Ordinamento Giuridico presso l’Università di Bari e Mediatore Civile e Familiare.

 
 
  

pagliaroli_manuelaManuela Pagliaroli – Mediatore Familiare dal 2008 quando consegue attestato di idoneità in accordo ai criteri stabiliti dal European Forum Training and Research in Family Mediation. Avvocato del Foro di Latina dal 2009. Dal 2011 Mediatore Civile e Commerciale. Docente in diversi Master

 
 
 

laura-auricchioLaura Auricchio – Psicoterapeuta a orientamento sistemico-relazionale. Ha svolto attività di ricerca in psicologia cognitiva presso il CSPL dell’Università La Sapienza di Roma. Pratica professionale di intervento clinico con persone, coppie e famiglie; parte dell’équipe dello Spazio Neutro del Centro Comunale SENECA

 
 

Cosa mi offre il Master

  √ diploma_esempioCon il diploma certificato da AIMeF potrai praticare la professione di Mediatore familiare in ambito pubblico (Tribunali, scuole, sportelli comunali) o privato (studio professionale)

  √ Il percorso formativo rappresenta un’eccezionale esperienza di crescita personale e delle proprie modalità di relazionarsi con gli altri, oltre a un modo per acquisire competenze professionali immediatamente spendibili

 

Quando e dove si terrà il Master?

Il Master è in programma a Roma in via Paolo Emilio 7 (zona Prati, Metro A Lepanto)

Dal 28 marzo 2015 con cadenza mensile (un weekend al mese composto dall’intera giornata del sabato e domenica mattina). L’esame finale è previsto il 18 maggio 2016.

 

Quanto costa?

Il costo del nostro Master, particolarmente competitivo*, è di 1900 euro + IVA. Non dovrai pagare tutto insieme: dopo la quota di iscrizione di 200 euro (che è scalata dalla somma totale), sono previste formule di pagamento agevolato.

*: il costo medio di un master con i nostri requisiti, come verificabile dal sito AIMeF, è di 2800/3000 euro + IVA, con punte di circa 7000 euro + IVA.
Il costo della partecipazione come uditore è di 190 euro + Iva per ogni weekend di lezione.

Come faccio a partecipare come uditore?

Iscriversi è semplicissimo: basta inviare all’indirizzo <info [chiocciola] istitutohfc.com> il curriculum vitae per verificare la compatibilità della propria formazione con la carriera di mediatore familiare. Una volta accolta la richiesta, ti invieremo una mail con tutte le informazioni.

Per richiedere il programma dettagliato del corso con calendario completo scrivi all’indirizzo <info [chiocciola] istitutohfc.com> e te lo invieremo entro 24 ore. Per ogni informazione puoi anche contattarci al 06 9292 7317.

 

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Tirocini per CTU e altre novità per psicologi giuridici

psicologi giuridiciSi è tenuta ieri nella sede dell’Ordine degli Psicologi del Lazio la prima riunione del gruppo di lavoro in Psicologia Forense. L’occasione era quella di illustrare i primi provvedimenti del nuovo consiglio dell’Ordine in una materia in fermento e in rapida evoluzione, e di favorire una partecipazione orizzontale di chi opera sul campo. Un problem finding e un tentativo di problem solving, quindi. Questi i principali temi di cui si è trattato.

Denunce tra colleghi
La Commissione Deontologica, secondo il consulente legale dell’Ordine Antonello Cucino, è oberata di lavoro per ricorsi contro colleghi impegnati come CTU e CTP: una stima di 50 casi solo quest’anno. La ragione principale è considerata la scarsa preparazione dei colleghi sulle regole processuali. C’è di sicuro qualcos’altro: un appiattimento del ruolo dello psicologo consulente di parte che diventa in certi casi una sorta di mini avvocato, nella convinzione che si debba attaccare la controparte utilizzando ogni sistema. Il ruolo del CTP è delicato e potenzialmente scomodo: pur essendo partigiano rimane uno scienziato e dovrebbe contribuire alla costruzione di senso. Non tutti la intendono così; e le difficoltà economiche che attanagliano la nostra categoria non fanno che rinforzare le rivalità. Un homo homini lupus che, a dirla tutta, poco si concilia con la sofisticata sensibilità che dovrebbe essere propria degli esperti di emozioni e relazioni.

Differenza di compensi
Alcuni colleghi riportano l’enorme differenza che c’è tra i Tribunali o tra giudici dello stesso foro: anticipi d’oro e onorari adeguati in qualche caso, specie a Roma. Assenza di acconto, diniego di collaboratori in altri casi. E’ stato fatto presente come molti colleghi si siano cancellati dalle liste di CTU, non ritenendo conveniente ottenere un gravoso incarico da pubblico ufficiale per poche centinaia di euro. C’è chi parla di squalifica professionale da parte di alcuni giudici e chi di nebulosità del nostro ruolo professionale, dal momento che alcuni incarichi – valutazione del danno o mobbing, ad esempio – vengono spesso conferiti a medici legali. La proposta a breve termine è quella di rendere omogenei i compensi a livello nazionale.

Tirocini per CTU
Per ovviare alla scarsa preparazione di alcuni colleghi che operano del campo è in fase avanzata la proposta di un tirocinio annuale per aspiranti CTU, che nell’ipotesi attuale dovranno partecipare a tre perizie di colleghi esperti o in alternativa dimostrare di aver lavorato come consulente di parte in almeno dieci cause, per poter accedere alle liste. Rimane il problema dei criteri di selezione dei colleghi arruolati come tutor e di come verificare l’effettivo esercizio del tirocinio evitando attestazioni non veritiere. Oltre alla perplessità di regole proposte da un Ordine regionale, che varrebbero solo su un territorio: le proposte andrebbero avanzate a livello nazionale.

Linee guida Vs. Buone prassi
Le diverse linee guida in materia giuridica proposte dal precedente consiglio, in particolare quelle sulla valutazione del danno e sull’ascolto del minore, sono state aspramente criticate sul piano scientifico. Non mi esprimo su questo, ma senz’altro c’è da considerare l’inconciliabilità dei diversi protocolli in uso. Si è detto che da professionisti dobbiamo assumerci delle responsabilità, anche per le scelte di metodologia scientifica. Coerentemente a questo il gruppo di lavoro sta lavorando non a nuove, ennesime linee guida che rischiano di diventare un esercizio narcisistico o pro domo sua, ma a exempla di buone prassi. Chi scrive ha sollevato la necessità di ampliare la raccolta di buone prassi anche alla mediazione familiare, materia in cui gli psicologi si mostrano poco attenti tanto da aver lasciato campo libero alla coriacea categoria degli avvocati, particolarmente nella fibrillante fase della riforma del diritto di famiglia.

In conclusione non si può che lodare l’iniziativa del gruppo di lavoro, in grado di riunire ottime professionalità in un clima collaborativo e di attento ascolto delle esperienze di chi opera nel campo. La prossima riunione è prevista per il 13 dicembre, allorché si celebrerà il ventennale dell’Ordine: si invitano i colleghi a partecipare, tutti i gruppi di lavoro presenteranno i propri risultati e sarà quindi un’ottima occasione per aggiornarsi su quanto accade nella nostra professione; l’ingresso sarà libero.

Nicola Boccola – 11 novembre 2014

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Nota lessicale
Mi rendo conto di aver abusato del latinorum per la scrittura di questo pezzo. Naturale o inevitabile, quando si lambisce il diritto. Un buon italiano è imprescindibile, l’inglese sempre utile per offrire un atmosfera tecnica. Ma non abusiamone. Ricordo quando Jervis parodiava chi utilizzava i termini “elicitare”, orrenda trasposizione italiana del verbo di elicitation, “sucitare reazioni”; o chi invece di disturbo parla di “disordine”, riprendendo acriticamente la parola “disorder”. Nanni Moretti in una scena di Palombella rossa diceva che chi parla male pensa male e si comporta male, picchiando una giornalista. Ogni volta che viene pronunciata la parola webinar uno psicologo muore, scherzavo ieri con una collega: sarebbe bene per uno psicologo incontrare le persone, colleghi o utenti, su un piano di realtà o non attraverso il mezzo del computer, già in grado di acuire quell’alienazione o estremo individualismo che nella nostra pratica dovremmo fronteggiare.

Presente e futuro della Mediazione Familiare: convegno gratuito a Latina – 28 febbraio 2014

convegno-mediazione-familiareIstituto HFC organizza, in collaborazione con l’AMI e con il patrocinio di Comune e Provincia di Latina, il convegno gratuito dal titolo Presente e futuro della Mediazione Familiare, in programma venerdì 28 Febbraio 2014 alle ore 15 presso la Sala conferenze della Curia Vescovile in Via Sezze (Latina). La partecipazione al convegno darà diritto all’attribuzione di 4 crediti formativi dell’Ordine degli Avvocati di Latina.
Per scaricare l’invito clicca qui: Invito convegno Mediazione Familiare 28 febbraio Latina
P
er scaricare il programma degli interventi clicca qui: Convegno MF AMI-Istituto HFC – Programma

Questi i relatori previsti:

Prof. Bruno Ferraro – Università di Bari, Presidente emerito del Tribunale di Tivoli, Presidente aggiunto onorario della Suprema Corte di Cassazione

Dott. Francesco Tassiello – Psicologo, Psicoterapeuta, Mediatore Familiare, CTU Tribunale di Velletri, Direttore Scientifico Istituto HFC

Dott.ssa Maria Rosetta Spina – Psicoterapeuta, Mediatore Familiare, CTU Tribunale di Roma

Avv. Claudia Depalma – Responsabile AMI Sezione territoriale di Latina, Avvocato presso il Foro di Latina, Presidente Associazione F&G

Avv. Manuela Pagliaroli – Mediatore Familiare, Avvocato presso il Foro di Latina

Dott.ssa Eleanna D’Alessandro – Psicologo clinico, esperta in ricerca-intervento

Moderatore:

Dott. Nicola Boccola – Università di Cassino, Psicologo Giuridico, Fondatore e Direttore di Istituto HFC

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CTU trasformativa: intervista sul futuro di Consulenza Tecnica e Mediazione Familiare

divorzioAvete mai notato quanto si assomigliano avvocato, CTP e rispettivo coniuge?“. Esordisce così Claudio Bencivenga, psicologo forense dell’Università di Parma. Bencivenga è latore o convinto alfiere della CTU trasformativa, che ben si inserisce nell’approccio sistemico-relazionale collocandosi nel solco della cultura dell’autodeterminazione e del diritto mite proposto da Zagrebelsky. Di seguito uno stralcio della nostra conversazione.

– Professore, quale il senso della sua battuta? –
Sappiamo dagli studi di Psicologia Sociale come un contesto che veda due gruppi non necessariamente in antagonismo ma semplicemente accomunati dal fatto di essere in qualche modo in relazione tra loro, già di per sé crea le condizioni per una dinamica competitiva in cui le differenze intragruppo vengono livellate – in termini di percezioni, opinioni – e quelle intergruppo accentuate. Questi fenomeni possono essere amplificati se la natura di tale contesto assume intrinsecamente fattori di competitività dove c’è una posta in gioco e una sorta di arbitro che deve esprimere un verdetto. Sappiamo però che se ai due gruppi viene posto un obiettivo sovraordinato – il cui raggiungimento è possibile solo con l’unione delle forze e delle risorse in campo – le dinamiche oppositive lasciano spazio alla collaborazione e cooperazione costruttiva.

– Quali sono i rischi della competizione tra le parti per il lavoro scientifico del consulente? –
In una consulenza tecnica in seguito a separazione, ad un livello manifesto il CTU deve rispondere a dei quesiti indicati dal giudice e suggerire proposte relativamente alle modalità di affidamento e di frequentazione di un determinato minore sic stantibus rebus, rispecchiando cioè la situazione attuale in una sorta di fotografia. A questa domanda se ne accompagna una implicita, in ragione di quella conflittualità spesso così elevata e distruttiva da attivare il meccanismo del transfert sulla Giustizia, in un contesto in cui ognuno si sente chiamato a dimostrare il meglio di sé e in cui si creano due fazioni per le quali il CTU viene vissuto di volta in volta come salvatore, inquisitore, giustiziere. È come se il CTU venisse chiamato dal giudice a svolgere una funzione di contenimento delle ansie e di tematiche che egli stesso fatica a fronteggiare. La focalizzazione è sui provvedimenti futuri da prendere, e non sull’analisi pregressa della coppia genitoriale, come se si potesse affrontare il tema del conflitto portato all’interno di una CTU in maniera astoricizzata, acontestualizzandolo dalla storia familiareL’intervento della consulenza (proprio in quanto fotografia statica ed istantanea) appare fuori tempo e finalizzata a elaborare una soluzione quasi magica, che sia trovata nell’arco del poco tempo concesso dal magistrato. Il rischio è quello di colludere con la conflittualità della coppia, di entrare in un vortice dove quello che conta è la risposta e la soluzione urgente in una sorta di ansia da prestazione e da risultato.

– In che modo superare questa visione fotografica della conflittualità di coppia e mettere in primo piano i minori? –
Una consulenza tecnica spesso rappresenta per una famiglia la prima esperienza “psi”, dove in qualche modo è costretta a fermarsi. L’opportunità è troppo preziosa per non tentare di passare da un’attribuzione rigida di tipo esterno delle cause ad una riappropriazione della propria parte giocata. In termini esclusivamente valutativi, la probabilità è di ottenere una fotografia della situazione attuale alterata, per il fatto che i coniugi finiscono per intendere quello spazio non come un’opportunità per rimettere in moto un pensiero, ma come un luogo competitivo dove il figlio rimane sullo sfondo e il conflitto occupa tutta la scena. Se invece si creano le condizioni per entrare in rapporto con le singolarità dei genitori si può ottenere un effetto di straordinaria potenza. Tutti gli esseri umani per una sana crescita hanno bisogno di spettatori attenti e appassionati; in una situazione di separazione ci si trova di fronte a dinamiche particolarmente complesse che affondano le loro radici in un mondo interno in cui la separazione ha reso incandescenti alcune aree che l’occasione riattualizza e che trovano mezzo di espressione e cassa di risonanza nel presente. Se i singoli elementi di una coppia trovano un luogo dove c’è un ascolto attento alle individualità e alle parti “più piccole” di quelle persone, ciò che si sta facendo è fornire un modello che, per le leggi dell’isomorfismo, attiva nelle stesse uno sguardo più attento alle esigenze e bisogni reali dei loro figli. È chiaro che noi possiamo gettare solo dei semi: se colti i coniugi possono comprendere che parte del loro conflitto in realtà viene sostenuto da elementi personali che sono stati richiamati da effetti eco o gancio. Questo riallineamento con se stessi aiuta a rincentrarsi sui propri figli e a rimetterli in primo piano. Si possono ricreare quelle condizioni in cui i figli vengono rimessi al centro, c’è più spazio per vederli e ascoltare i loro bisogni, le loro necessità, i loro desideri. Va detto che nell’art. 147 c.c., per ciò che concerne il diritto-dovere dei genitori di educare i figli, il legislatore ha previsto esplicitamente che i genitori devono prendere in considerazione la capacità, l’inclinazione naturale e le aspirazioni dei figli. Alla luce della normativa sovranazionale tale diritto-dovere si esplica anche praticando il diritto-dovere di ascolto. Se si riesce in questo intento la consulenza può diventare un’occasione preziosa, da non perdere, di offrire una fotografia dinamica e che può predisporre, preparare le basi, per futuri interventi post CTU di sostegno, psicoterapia o altro.

– Il ruolo del CTP appare attualmente nebuloso, tanto che una sua definizione è al centro del lavoro dell’équipe di Guglielmo Gulotta. Quali potrebbero essere le loro funzioni in questo processo? –
Per non rispondere ai quesiti con una mera fotografia è necessario rendere partecipi le parti e i singoli membri del sistema familiare a un processo: la differenza è sul come rispondere e attraverso quale metodologia. “L’accesso realizzato durante la CTU alla consapevolezza del significato di quanto accaduto all’interno della coppia, apre al pensiero e alla riflessione, permettendo di andare oltre l’accertamento di una presunta verità dei fatti e di un’ennesima definizione di torti e ragioni” (Marina Mombelli). Ecco che allora la consulenza diventa un luogo dove permettere al pensiero di ricircolare, dove possa attivarsi un Gruppo di Lavoro e dove il CTU diventi un facilitatore di tale processo e l’obiettivo condiviso diventi veramente il perseguire l’interesse autentico del minore. Il CTU imposta l’impianto della consulenza, le dà avvio e ne diventa un co-costruttore con un ruolo determinante per la metodologia e la forma mentis del lavoro peritale (In altri termini il consulente, attraverso la scelta di ‘cosa portare’ o ‘non portare’, contribuisce alle risposte determinando l’impostazione e diventando lui stesso elemento promotore di trasformazione). Dove questo Gruppo di Lavoro possa costituirsi come una learning organization, ovvero un “organizzazione che impara” e/o un “organizzazione che incoraggia l’apprendimento dei suoi membri” (Bateson). In quest’ottica l’interazione tra il CTU e quello di parte sembra pertanto allentare i caratteri di formalismo e di velata rivalità che connotavano un tempo le consulenze, e sembra identificare i diversi professionisti nei membri di un team che, nel rispetto delle diverse funzioni, può fornire un concreto contributo di chiarificazione alle dinamiche della famiglia sulla quale si sta lavorando. Un passo in avanti rispetto al ruolo del CTP, ancora poco definito, che spesso fraintendono il “contribuire criticamente alle ipotesi formulate dal CTU e adoperarsi affinché gli stessi utilizzino una metodologia corretta e motivata” indicati dal Protocollo di Milano con una “difesa” a tutti i costi della propria parte. L’auspicio è che il consulente di parte, come indicato dal citato protocollo, sempre più si adoperi per aiutare il cliente (e l’avvocato) a meglio comprendere da un punto di vista psicologico i dati emersi durante la consulenza operando una funzione di filtro e di rielaborazione dei contenuti e dei significati di ciò che avviene durante gli incontri di consulenza.

– La questione interessa i professionisti della Mediazione Familiare, dal momento che sempre più si osservano quesiti in cui si invita il CTU a una verifica della mediabilità ed interventi dei giudici volti ad invitare i separandi verso una pratica che ha svariati vantaggi: richiede meno tempo, bypassa il ricorso agli ingolfatissimi tribunali, è più economica di una separazione giudiziale e soprattutto permette un accordo in cui entrambi i coniugi risultano vincitori. Un passo importante sarà la prossima pubblicazione di una ricerca, preannunciata da Matteo Santini, coordinatore del progetto famiglia dell’Ordine degli Avvocati di Roma, sulle modalità con le quali la Mediazione Familiare è prescritta nei tribunali italiani. Quali sono le soluzioni perché la Mediazione non trovi posto quasi da clandestina in tribunale? –
Non può esservi contemporaneità tra lo svolgimento di una Consulenza Tecnica d’Ufficio e una Mediazione Familiare. Obiettivi, significato, modalità operative dei due interventi sono antitetici e nascono su presupposti diversi. La Consulenza Tecnica d’Ufficio viene attivata su richiesta del Tribunale, mentre la Mediazione Familiare su richiesta volontaria dei genitori. La volontarietà è, infatti, una caratteristica irrinunciabile per l’avvio del percorso mediativo. Un terzo neutrale e con formazione specifica (il mediatore familiare), sollecitato dalle parti, nella garanzia del segreto professionale e in autonomia dall’ambito giudiziario, si adopera affinché i genitori elaborino in prima persona un programma di separazione soddisfacente per sé e per i figli, in cui possano esercitare la comune responsabilità genitoriale. Al limite, qualora al termine di una CTU il Consulente valutasse che i genitori possano avvalersi di un percorso di Mediazione Familiare, fornisce informazioni chiare ed esaustive a riguardo. Va detto inoltre che non tutte le situazioni conflittuali sono mediabili: a volte accedere ad essa può essere un traguardo. Tra le situazioni che precludono la Mediazione Familiare abbiamo ad esempio la presenza di un’altissima conflittualità con dinamiche di escalation; episodi di grave violenza o maltrattamento dichiarati o dimostrati; denunce penali in atto perseguibili d’ufficio; episodi di abuso nei confronti dei figli dichiarati o dimostrati. Si tratta di due istituti diversi e a volte si fa confusione con l’uso delle terminologie: ad esempio in alcuni quesiti dei Giudici nell’ambito delle Consulenze troviamo:  “effettui il CTU un lavoro di mediazione tra i coniugi….”. Proprio per evitare fraintendimenti forse si potrebbe chiedere “in coda” ai quesiti che il CTU  “verifichi/constati se ci sono tra le parti spazi di negoziabilità  rispetto ad un allentamento  del conflitto…” Ciò proprio per evitare sovrapposizioni tra due interventi che nascono con mission diverse e appunto con differenti presupposti.

– Qual è il parallelo con il diritto mite del Giudice costituzionale Zagrebelsky? –
Come ha spiegato Zagrebelsky in un’intervista, c’è una differenza tra – “quando lo Stato assiste con la sua autorità e quando, invece, diventa uno Stato che impone… occorre un diritto che promuova l’autopromozione dell’individuo, quindi che non sia né paternalistico, perché non vuole imporre un modello, né freddo e meccanico; un diritto che crei spazio per la crescita”. Il diritto mite tende a sostituire al sì e al no imposti dall’autorità una procedura di accompagnamento (che è quello che io penso debba essere la CTU) che lascia però la parola ultima all’autodeterminazione delle persone coinvolte.

Nicola Boccola – 26 novembre 2013

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