La metà dei fratelli litiga brutalmente per l’eredità: lo studio e il libro

Testo in anteprima da Caino contro Caino. La mediazione familiare nelle liti tra fratelli per l’eredità e la gestione dei genitori anziani. Autrice Raffaella Viola, ed. Alpes 2020. Il testo sarà presentato a Roma il 28 febbraio 2020.

L’importanza della relazione fraterna durante l’infanzia e l’adolescenza è stata confermata da numerosi studi e teorizzazioni in materia. Diversamente, uno degli ambiti poco esplorati dalla psicologia contemporanea è il rapporto tra fratelli in età adulta. Si tende a sottovalutare l’influenza che questo particolare legame può esercitare sullo sviluppo della personalità, nonché sul piano affettivo e cognitivo di un individuo durante l’arco di vita.

L’unicità della fratellanza si fonda sulla condivisione di tre aspetti principali:

  • Il patrimonio genetico (circa la metà)
  • Il comune contesto familiare e sociale
  • L’intensità delle interazioni vissute dalle persone che partecipano la relazione

La relazione fraterna si estende lungo tutto l’arco della vita. Il rapporto tra fratelli, con una durata media di 80 anni, è il più duraturo di tutti i legami familiari, e in genere si è fratelli e sorelle molto più a lungo di quanto si sia figli o figlie.

Il tempo è fondamentale nel rapporto tra fratelli e sorelle: è il fattore lungo il quale si sviluppa la relazione e spesso si complica; ma è anche il fattore che contribuisce alla risoluzione dei problemi e al recupero della fratellanza quando interrotta.

È altresì vero che le relazioni tra fratelli non solo sono le più lunghe, ma sono anche le più conflittuali: in un caso su due si riscontrano contrasti e rivalità, più o meno gravi o definitivi (Elisabeth Bernstein, 2012).

Raramente si parla delle rivalità fra fratelli adulti, forse le più deleterie nelle relazioni parentali, in quanto l’astio tra i due (o più) soggetti diventa, il più delle volte, il motivo di una faida familiare che coinvolge anche le generazioni successive.

Diversamente da quanto avviene nei bambini, i litigi, le gelosie e i rancori vissuti da grandi sono più avvilenti e devastanti. Spesso coinvolgono anche le persone appartenenti alle rispettive famiglie dei fratelli in contesa in guerre e discussioni che non hanno mai fine, tramandandosi di generazione in generazione.

Perché la Mediazione Familiare può risultare la tecnica vincente nella risoluzione di contese fraterne, solitamente approcciate solo per vie legali?

L’avvocato che segue una delle parti, in genere, ha a cuore il solo esito del giudizio che si prefigge di vincere a tutti i costi, proprio per rendere un buon servizio al proprio cliente. Di fatto, il giuramento solenne impone al professionista di osservare con lealtà, onore e diligenza i doveri della professione di avvocato per i fini della giustizia e a tutela dell’assistito nelle forme e secondo i principi del nostro ordinamento.

Ci si fa quindi forte del diritto per colpire la/le parti avverse, magari operando la vendetta che il suo cliente sembra desiderare.

Di conseguenza, il più delle volte non tiene conto degli aspetti emotivi e relazionali che la contesa sottende, non tiene conto del fatto che la logica io vinco, tu perdi in questi casi non accontenta nessuno. Qualora ci fosse una vittoria economica, sarà sempre e solo una vittoria di Pirro. L’amaro che rimane per non aver avuto il vero risarcimento desiderato rende qualsiasi importo non abbastanza, non sufficiente a colmare la mancanza relazionale.

Dietro la lite per il bene, il più delle volte, si cela il desiderio di riconoscimento, di risarcimento per i danni subiti, di ottenere economicamente quanto non si è avuto affettivamente.

Il mediatore, ponendo la sua attenzione alla realtà interna degli attori che partecipano al percorso, è in grado di recepire non solo la domanda rispetto al quanto come bene, ma soprattutto di ascoltare il bisogno riferito alla mancanza come relazione.

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Autrice: Raffaella Viola – Sociologa, docente Master Mediazione familiare e gestione dei conflitti

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