La mediazione familiare per coppie omosessuali

La mediazione familiare viene utilizzata dalla comunità LGBT sin dal 1970, negli USA e in Australia, come unica alternativa alla soluzione dei conflitti per le coppie same-sex, in quanto non vi era (ancora) alcun riconoscimento legale delle unioni omosessuali; inoltre, le decisioni giudiziarie risultavano spesso omofobe perché influenzate da stereotipi e pregiudizi sul comportamento omosessuale, in particolar modo quando si è trattato di decidere in merito alla custodia dei minori. Insomma, quello che si riscontrava era una certa ostilità degli avvocati e dei giudici nei riguardi della comunità LGBT (Moscati, 2015).

La mediazione familiare, quindi, permetteva alle coppie same-sex di affrontare i propri conflitti in un contesto meno formale e meno costoso di una consulenza legale, ed allo stesso tempo veniva garantita loro una maggior tutela della privacy e protezione da qualsiasi forma di discriminazione.

Dagli anni ’70 ad oggi la situazione non sembra esser cambiata di molto se la paragoniamo all’Italia del 2017. Lo scenario è ampio e ricco di pareri diversi, ma ciò che conta è che anche le coppie omosessuali attualmente possono unirsi civilmente grazie alla legge n.76 del 20 maggio 2016.

Dunque, per quanto le si voglia ritenere diverse dalle coppie etero, le coppie LGBT avranno sempre una cosa in comune con tutte le altre: litigano, vivono momenti di crisi e, a volte, si separano.

E allora, come è diritto di una coppia etero ricorrere allo strumento della mediazione familiare[1], anche i partner same-sex possono chiedere l’intervento di un terzo che li accompagni verso il raggiungimento di un accordo e verso la soluzione dei loro conflitti, soprattutto se vi sono dei figli da tutelare cui garantire una genitorialità condivisa, ancor di più oggi che la loro unione è riconosciuta anche dal punto di vista giuridico.

Anche gli omosessuali litigano: perché?

Approfondendo la letteratura sul tema, si è potuto riscontrare come le controversie intra-familiari tra partner dello stesso sesso siano considerate controversie policentriche (Fuller, 1971) in quanto presentano molteplici aspetti. Tale policentrismo spesso dipende dalla varietà di strutture familiari che i partner dello stesso sesso creano come, ad esempio, la condivisione della genitorialità oltre i legami biologici.

Una controversia tra partner dello stesso sesso e / o tra genitori dello stesso sesso può derivare da una varietà di fonti, pertanto cambiamenti politici, giuridici, morali e culturali possono aver influenzato le relazioni e hanno avuto un impatto sulla soluzione delle controversie tra partner e genitori dello stesso sesso (Barsky, 2004).

A tal proposito, è da menzionare il progetto europeo Litigious Love[2](2014) coordinato dall’avvocata M. Moscati, che approfondiva il tema della mediazione familiare per le coppie LGBT. Il progetto mirava ad individuare la natura dei conflitti tra partner same-sex per poi raccogliere informazioni sull’utilizzo della mediazione familiare. Può sembrare strano, ma a quanto pare, non importa che colore abbia la coppia, dietro ad ogni crisi ruotano sempre (o quasi) gli stessi argomenti: dal disaccordo sulla gestione dei figli alle questioni economico-finanziare, dall’abuso di sostanze stupefacenti alle violenze domestiche, dalla difficoltà di uno dei partner a dichiarare il proprio orientamento sessuale (coming out) alle tensioni con le famiglie d’origine.

Più nello specifico, i dissidi tra i genitori same-sex spesso riguardano il modo in cui i figli sono stati concepiti e le diverse strutture familiari che sono venute a crearsi nel corso degli anni. Pensiamo alla difficoltà con cui può essere gestita una situazione in cui, biologicamente, vi sarà sempre un genitore che quel figlio l’ha fatto nascere (che sia una mamma che l’ha partorito o che sia un papà che ha donato il suo seme) e un genitore che genitore lo è diventato di riflesso. Questo non mette in discussione l’amore e l’affetto che entrambi daranno al proprio figlio, ma mette in evidenza come in una situazione di conflitto, quest’ aspetto emergerà andando a creare scompiglio e, soprattutto,  sofferenza sia nel genitore (biologico e non) sia nel figlio.

Il ruolo del mediatore

Imparzialità, empatia, riservatezza, equivicinanza, queste sono alcune tra le principali caratteristiche che deontologicamente distinguono la figura del mediatore. Sarebbe impensabile avviare un percorso di mediazione con un professionista che non rispetti questi principi cardine.

Il mediatore familiare ha il compito di accompagnare le parti in un percorso in cui ripristinare i canali comunicativi, aiutandoli a raggiungere un accordo comune al fine di riorganizzare al meglio la vita familiare con i propri figli, rispettando i bisogni e i diritti di ognuno.

Quando il mediatore si trova a gestire una coppia di partner dello stesso sesso, deve riconoscere e tenere ben presenti alcuni aspetti di differenziazione rispetto ad una coppia eterosessuale, per quanto deve essere assolutamente garantita parità di trattamento. In merito, significativo è il contributo di Barsky che pone l’accento sulla particolare attenzione con cui i mediatori dovrebbero affrontare specifiche questioni relative alle coppie dello stesso sesso (Basky, 2004), come ad esempio, la riluttanza ad avviare un percorso di mediazione da parte di un genitore biologico contro l’insistenza da parte del genitore non biologico a volervi ricorrere. Ciò accade sovente quando è solo il genitore biologico a vedere riconosciuti i propri diritti legali. Inoltre, Hertz sottolinea che, nel caso di coppie same-sex, per il mediatore deve essere molto chiaro il quadro giuridico di riferimento per le coppie omosessuali (Hertz, 2008) in quanto quando è il contesto ad essere messo in discussione, e non solo la relazione tra i partner, la mediazione risulta molto più difficile.

Ciò che conta, dunque, sembra essere la capacità del mediatore di entrare in empatia con la coppia – presupposto chiave per la figura del mediatore – avendo ben chiari sia le questioni legali che riguardano i partner same-sex, sia il contesto in cui sta lavorando, non tralasciando assolutamente gli aspetti emotivi di una coppia LGBT.

È importante per il mediatore ricostruire la storia della coppia, in modo da conoscere se vi sono stati matrimoni precedenti oppure se la loro unione è stata sigillata precedentemente all’estero. In secondo luogo, non bisogna dimenticare che i partner same-sex vedranno sempre come dei “privilegiati” le coppie eterosessuali, aventi maggiori opportunità (pensiamo alla questione adozioni), e il mediatore deve assolutamente tenere conto anche di quest’aspetto che potrebbe arrecare ulteriori sofferenze alla coppia omosessuale. Ancora, è giusto che il mediatore conosca le power dynamics di una coppia LGBT e che guardi con un occhio diverso i ruoli di genere, che non saranno, ovviamente, come quelli di una coppia eterosessuale.

Infine, sono interessanti le parole di Hertz riportate da Moscati (2015): “Più e più volte i miei clienti omosessuali mi chiedono perché dovrebbero passare per vie legali, dicendo che nessun giudice potrà capirli. In realtà ci sono altri pregiudizi basati su classe, stereotipi ruolo di genere, appartenenza etnica, ecc. Il giudice può cadere in questi pregiudizi anche se non applica i suoi preconcetti nei confronti dei gay. Il mediatore ha bisogno di conoscere questi aspetti al fine di sapere come muoversi tra le difficoltà che possono presentarsi.

Autrice: dott.ssa Vincenza Festa – Mediatrice familiare – email: vincenza.festa@outlook.it

Bibliografia

  • Barsky, A.E. (2004) ‘Mediating separation of same-sex couples’, In J. Folberg, A. Milne & P. Salem Mediating family and divorce disputes: Current practices and applications. New York: Guilford
  • Canevelli F. Lucardi M. (2008) La Mediazione familiare. Dalla rottura del legame al riconoscimento dell’altro. Bollati Boringhieri
  • Fuller L. (1971) Mediation its forms and functions, Southern California Law Review
  • Hertz F. (2008) Mediating Same-Sex Disputes: Understanding the New Legal and Social Frameworks’  [www.mcfm.org ]
  • Moscati M.F. (2014) Same-Sex Couples and Mediation: A practical Handbook [www.litigiouslove.eu]
  • Moscati M. F. (2015) Litigious Love – Same-sex couples and Mediation in the European Union

Note

[1]In Italia il ricorso alla mediazione familiare è previsto dall’art.155 sexies c.c., introdotto dalla legge n.54/2006.

[2]La ricerca è incentrata sul contesto europeo e analizza in particolare Inghilterra, Italia, Croazia,Ungheria, Bulgaria e Spagna. Lo studio è stato reso possibile da un finanziamento europeo ottenuto da “Avvocature per i diritti LGBT- Rete Lenford” , un’associazione nata per rispondere al bisogno di informazione e diffusione della cultura e del rispetto dei diritti delle persone LGBTI nel nostro Paese e che offre tutela giudiziaria, attività di ricerca e formazione su questi temi.

 

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