I dispetti di casa Bossi

 

Umberto Bossi: Ministro della Repubblica, già cantante folk e perito elettronico. Creatore dei fortunatissimi slogan Celòduro e Roma Ladrona. Proprio nella Città Eterna è domiciliato, per motivi di servizio: addirittura nel cuore del quartiere Africano.

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La presenza di Bossi in quell’altrimenti anonimo condominio non è stata segnalata solo a me da compiacenti informatori: nel quartiere i movimenti dell’invasore nordico sono monitorati con antipatia.

Manifesto fuori da casa Bossi

Il pugnace Michele Baldi del Movimento per Roma, ad esempio, ha tappezzato il recinto condominiale di poster in cui invita il Bossi (e il ministro Larussa) ad andarsene, parafrasando una frase in lombardo che il leader leghista aveva indirizzato tre mesi fa ai profughi di Lampedusa – almeno quelli che sull’isola ci sono arrivati. Una volta entrati nel corridoio che conduce al portone, la seconda sorpresa: sventola un tricolore, fiero come poche volte a Roma accade – malgrado la reclamizzata ricorrenza dei 150 anni. Un saluto quotidiano dei condomini.

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Ingresso del condominio romano di Bossi

Bossi si segnala per essere politico sottile e persona incoerente (vedi le dichiarazioni della prima moglie Gigliola Guidali, che lo accusa di aver simulato per anni di essere un medico). I romani riconoscono la sua propensione a deliziarsi dell’Urbe, ad onta degli strali urlati per il compiacimento dei suoi elettori-tifosi, e rosicano. Appena un mese fa era stato beccato da una scolaresca nell’atto di gustare un celebre sorbetto in zona Senato, e insolentito da un inno di Mameli cantato a squarciagola. La percezione di appartenenza, che il Bossi ben conosce e agita, si fa più radicata nel caso dell’abitazione: a un livello psicologico profondo, la casa va a costituirsi come le fondamenta stesse della vita psichica di un individuo, per cui essere a casa equivale a essere integri. E abitare trae il suo etimo da essere riparati, ma esprime anche i temi del vivere ed esistere. Non per niente, uno dei più diffusi test psicologici carta-matita, l’H-T-P di Machover (1949), prevede il disegno di una casa per una prima e semplificata valutazione della proiezione dell’immagine di sé nell’adattamento al mondo sociale. Non stupisce quindi l’attitudine romanesca a contrapporre ironia e asprezza alla tutto sommato pacifica e godereccia neo-calata dei barbari.

Nicola Boccola – 6 giugno 2011

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3 thoughts on “I dispetti di casa Bossi

    • Freddo, più che altro predica male e razzola bene! 😉
      AAA, mi informerò presso i condomini. Soprattutto mi piacerebbe sapere se indossa anche biancheria intima verde

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