Divorzio: quando il Vaticano è più progressista della Sinistra italiana

Padre Annibale (Steve Peixotto)E’ quello che ho pensato e che provocatoriamente riporto in questo spazio, al ritorno dalla presentazione romana di Amore e sesso ai tempi di papa Francesco. Un saggio ipercontemporaneo che narra delle faide vaticane a partire dall’ultimo conclave – quello che ha visto vincitore il papa “che viene dalla fine del mondo”, che si è preso il nome del santo che si è liberato delle sue ricchezze e ancora si presenta come vescovo di Roma – fino al sinodo straordinario sulla famiglia del mese scorso. Quasi un instant-book, ma con una tale cura dei contenuti da sembrare frutto di un lavoro decennale; merito dell’autore Ignazio Ingrao, vaticanista di Panorama.

Elogio di forma ma anche di contenuto: Ingrao fin da subito sottolinea come Bergoglio abbia sempre diviso nella sua carriera ecclesiastica (coerentemente al Vangelo: “Pensate che io sia venuto a portar pace sulla terra? No vi dico, ma la divisione”, dice Gesù ai suoi discepoli), e lo stesso ha fatto una volta eletto, investendo inaspettatamente le sue energie sul tema della famiglia sulla scia del più cauto Ratzinger. Un interesse che viene dal basso, dalla condizione reale delle famiglie e dei credenti per così dire non allineati: gli omosessuali, a cui rivolge un pensiero sorprendente (“chi sono io per giudicarli?”), i divorziati e le coppie di fatto. Il nodo è quello dell’apertura alla comunione per i divorziati risposati: Bergoglio raccomanda di non avere paura delle novità e si impegna con gesti straordinari – un sondaggio da opinione e la pubblicazione integrale dell’intero documento finale del sinodo – a portare avanti le sue aperture verso chi è portatore di una storia di sofferenza e vorrebbe trovare consolazione nella fede. Al netto delle barricate dei porporati più tradizionalisti.

Cosa accade invece al di là del Tevere? L’atteso decreto sul divorzio breve è ormai convertito in legge tra mille stravolgimenti: il solito papocchio all’italiana. La mediazione familiare è uno strumento di pace che sta facendo le fortune dei separati d’Europa, che hanno la possibilità di confrontarsi e prendersi le responsabilità su ciò che davvero conta nel momento della separazione, in primis i figli. Dalle nostre parti è come la bella di Torriglia, tutti la vogliono e nessuno la piglia. La timidezza del legislatore la relega in uno spazio confuso, in cui ancora non si capisce quando, come e dove avviarla. Ma ancora peggio, è preciso nel lanciare la negoziazione assistita: un avvocato si può fare vigile urbano e notificare un accordo senza competenze sulla gestioni dei conflitti, col rischio – rilevato da molti – di avvallare accordi coercitivi. Col paradosso di affidare proprio agli avvocati l’informazione sulla possibilità di ricorrere alla mediazione familiare, strumento che vedono spesso come alternativo al proprio e di cui spesso non di rado hanno scarse nozioni. E se la mediazione obbligatoria era incostituzionale, cosa dire di uno strumento, la negoziazione assistita, che non tutela affatto l’autonomia del privato? Eppure i mediatori non sono alternativi agli avvocati (a mio avviso sono proprio loro i mediatori più bravi, quando acquisiscono le competenze sulla gestione dei conflitti), ma complementari. Il mediatore familiare deontologicamente impeccabile invia l’accordo raggiunto agli avvocati delle parti, perché finiscano loro il lavoro. E’ tutto, come dire, efficiente. Abbiamo appena inviato una donna nello spazio, riusciremo a inserire scienza e discernimento anche nel diritto di famiglia? I politici saranno capaci di ascoltare chi operando nella società civile registra una crescita tumultuosa di questo strumento rivoluzionario? La confusione non è progresso.

Nicola Boccola – 28 novembre 2014

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Nota di autosupervisione – Non sono esperto di dottrina cattolica, né di politica, lo so. Chi come me ha una formazione scientifica – per quanto scienza soft – ha la tendenza a vergare lunghe premesse per arrivare a prolisse conclusioni. Questa volta ho voluto liberarmi della prosa scientifica e scrivere spinto dalle emozioni, più di quanto faccia solitamente in questa sede. L’argomento mi è a cuore.

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